Sotto il segno dello scorpione

Dall’infanzia in Trentino Alto Adige fino alla maturità, Bruna Franceschini racconta se stessa raccontando gli anni che hanno cambiato l’Italia.

La protagonista vive l’infanzia in Trentino Alto Adige, in tempi e in una famiglia in cui è proibito parlare di sesso. Durante l’adolescenza, l’educazione bigotta e repressiva che ha ricevuto la induce da un lato a vergognarsi delle pulsioni che avverte, dall’altro a cercare di essere come le sue compagne più spigliate, col risultato di avere delle esperienze dimezzate e di sentirsi colpevole di suscitare le avances di uomini maturi. Con l’università e l’uscita di casa il suo processo di emancipazione sessuale e politica giunge a compimento, e vive pienamente, anche se a volte in modo drammatico, il Sessantotto e gli anni contigui, anni che vedono in successione il precoce matrimonio civile e la conseguente espulsione dall’Università Cattolica, la strage di Brescia, la nascita del figlio. Il disincanto politico e il fallimento matrimoniale la inducono a buttarsi in una storia con un ragazzo dagli occhi color muschio, a perpetrare una sorta di “uxoricidio virtuale” e a vivere un’era di incontri senza impegno, hic et nunc, da viaggiatrice in cerca del paradiso perduto. Dopo la remissione di una grave malattia, la protagonista vive nuove esperienze, anche sentimentali, fino a capire come il paradiso perduto si debba cercare dentro la nostra testa. Così, cessato il nomadismo dell’anima, ritrova la pienezza dell’amore, scoprendo che l’eros della maturità è ancora più piacevole.

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