LATTÈSSANGHE (Latte e sangue)

Lattèssanghe: che possa sempre godere di quest’abbondanza! Un piccolo, innocente, omaggio al silenzio della mia terra. Foggia.

Ho scritto questa breve plaquette in un solo giorno, precisamente il ventisei marzo del duemila e diciotto. È la mia prima raccolta di versi scritta e concepita nel vernacolo del mio paese. Sono poesie nate di pancia, come solo di pancia si può scrivere con la lingua delle proprie radici. Spero che il risultato sia sufficiente­mente proporzionale al debito che ho nei confronti della mia terra – e dei morti della mia terra - e del silenzio che aleggia su tutto ciò che è stato e che sembra non voler essere più. Lattèssanghe (escl. beneaugurante, associata di solito a bbenedìke; traducibile in “che possa sempre godere di quest’abbondanza!”) vuole essere proprio questo: un piccolo, in­nocente omaggio al silenzio della mia terra.

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